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Super Sic

Pubblicato: 23 ottobre 2011 in Persone
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Ci sono giorni che rimangono nella memoria come cicatrici di bruciature sulla pelle.

Domenica. Mattino presto. TV accesa per la MotoGP. Gran premio della Malesia. Si corre a Sepang. E’ tanto presto che sono in stato di dormiveglia, più dormi che veglia. Ascolto più che vedere. Poi mi addormento ma con sonno leggero, tanto da sentire ad un certo punto la cronaca di un incidente. Apro gli occhi e vedo il replay di una caduta. Una curva. Una moto che inizia a scivolare verso l’esterno ma che riprende subito aderenza e ritorna così verso l’interno curva. E’ sulla traiettoria di altre 2 moto che la seguono. Impatto violento, un casco che vola via e rotola fuori pista e un corpo che rimane inerme sull’asfalto del circuito. E’ Marco Simoncelli. E’ il Sic. Gara sospesa e poi le notizie: si parla di arresto cardiorespiratorio. I cronisti hanno difficoltà  nel proseguire, anche perché le immagini mostrano scene di poca speranza. Il papà di Marco che scuote la testa, persone che si abbracciano e piangono, la ragazza del Sic appoggiata ad un muro con il viso verso la parete, forse in preghiera, forse spergiurando il peggio. Ma la notizia, quella che non avremmo mai voluto sentire, arriva.

Ora locale, 16:56: Marco Simoncelli non ce l’ha fatta, ci ha lasciato. 

Sembra veramente surreale questo scenario. Mi sono concentrato per capire se magari stessi ancora dormendo ma ero sveglio. Era tutto vero.

Quel suo sorriso, la sua ironia, i suoi capelli improbabili, il suo cerotto su quel naso enorme, la sua statura, le sue spallate in pista, le sue polemiche anche, le sue risposte a “Dimmi di Sic”, il suo essere semplice ed umile… tutto questo non c’è più. Aveva solo 24 anni e la sua tenacia, forse, l’ha condannato a questa fine. La moto ha perso aderenza ma lui non l’ha mollata, è rimasto in sella cercando di salvare quello che per lui in quel momento era il salvabile:rimanere in pista. Con i se e con i ma non si torna indietro, ma se la moto avesse continuato a scivolare verso l’esterno, se le gomme non avessero ripreso aderenza, se lui non l’avesse tenuta per non farla cadere, forse avremmo sentito, dai box, la sua delusione per una caduta a soli 2 giri dalla partenza.

Ogni giorno muoiono ragazzi giovani, sul lavoro. Qualsiasi tipo di lavoro. E quando succedono cose del genere c’è sempre qualcuno che dice:”Quei ragazzi però non li nomina nessuno, nessuno si ricorda di loro”. Lo sappiamo e il dolore per la perdita di ognuno di loro dovrebbe coinvolgere tutto il Paese, ma quando un ragazzo come Simoncelli, che vedi e ascolti da anni in TV, che vedi correre, vincere e anche perdere, che ti fa sorridere, ti fa saltare sulla sedia per un sorpasso fantastico, che ti fa rimanere con il fiato sospeso per un incidente, beh, quando uno come lui ci lascia è come se se ne andasse un nostro amico ed è per questo che proviamo molto più dolore di quando sentiamo al TG il nome di Mario, di Claudio, di Giorgio, morti giovani sul lavoro.

Ciao Sic, ci hai fatto sognare tante volte, ci hai reso fieri di essere italiani ed eri il simbolo della caparbietà e della perseveranza, oltre che simbolo di umiltà e semplicità. Ci mancherai, e non poco, Super Sic.

La foto che trovate ora accedendo al suo sito ufficiale, http://www.MarcoSimoncelli.it

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